OSSERVATORIO INTEGRA: SCENARIO MACROECONOMICO 2016

Mercato pubblico in Italia (2016)

INTEGRA opera quasi esclusivamente in Italia e prevalentemente nel mercato pubblico delle costruzioni e dei servizi.

Nel periodo 2013-2016 i bandi pubblici nel loro complesso sono cresciuti costantemente (fonte Osservatorio INTEGRA), passando dai 29,8 miliardi di euro del 2013 ai 43,6 miliardi di euro del 2016 (+ 5 miliardi rispetto al 2015, con una crescita del 13%).

Se si analizzano le singole tipologie di mercato, però, si registrano trend non omogenei:

  • “Costruzioni”: dopo un picco nel 2014 (+4,3 miliardi rispetto al 2013) – dovuto in buona parte ad emissioni nel “Mercato Nazionale” (+1,7 miliardi) e nel Mezzogiorno (che con +1,8 miliardi, cresceva del 40%) per effetto della concentrazione dei progetti finanziati con i fondi FESR 2007-2013 alla fine della pluriannualità di riferimento – il mercato fa registrare il dato minimo dell’ultimo decennio, 10,5 miliardi, complice il blocco delle emissioni dall’entrata in vigore del nuovo Codice degli Appalti;
  • “Finanza strutturata in gara”: mercato in costante calo dal 2013 al 2015, fa registrare un importante picco nel 2016 (+6,3 miliardi, con una crescita del 385%) soprattutto per effetto delle emissioni Infratel – società in-house del Ministero dello Sviluppo Economico – sulla banda ultralarga;
  • “General Contractor”: dopo anni di assoluta assenza di emissioni, nel 2016 si registrano 5 bandi per complessivi 310 milioni di euro; tale circostanza è riconducibile, principalmente, al tentativo di “aggirare” le previsioni del comma 1 dell’art. 59 del nuovo Codice degli Appalti (progetto esecutivo a base di gara per gli appalti “tradizionali”);
  • “Gestioni-servizi”: mercato in costante crescita che passa dagli 8,8 miliardi di euro del 2013 ai 15,5 miliardi del 2016, dopo il picco di 17 miliardi fatto registrare nel 2015;
  • “Concessioni di servizi”: mercato in crescita fatta eccezione per il brusco calo del 2014, in cui si passa dai 1,7 miliardi di euro dell’anno precedente a 630 milioni; nel 2016 si registra un picco imputabile a due emissioni Atersir – Agenzia Territoriale dell’Emilia Romagna per i servizi idrici e rifiuti – per l’affidamento in concessione del servizio idrico integrato per 3,9 miliardi;
  • “Forniture/altro”: andamento altalenante nel periodo, con oscillazioni tra i 3,6 e i 5,2 miliardi di euro.

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Mercato “tradizionale” dei lavori pubblici in Italia (2016)

Nel 2016 il mercato pubblico tradizionale delle “costruzioni”, depurato dunque dalle iniziative in project financing e dalle concessioni, ha fatto registrare un calo degli importi, rispetto al 2015, del 21,1%, passando dai 13,3 miliardi di euro del 2015 a 10,5 miliardi (dati Osservatorio INTEGRA).

Il trend di contrazione, in termini di importi, è lo stesso anche analizzando il mercato nelle due categorie “importi <1mln” (nel 2016: 90% del mercato per numero di bandi e 11% per importi) e “importi >1 mln” (nel 2016: 10% del mercato per numero di bandi e 89% per importi): -20,6% nel primo caso e -21,2% nel secondo.

Per i bandi di importo superiore a 1 milione di euro, un altro dato allarma: il numero di bandi è crollato del 42,3%, passando dai 2.224 bandi del 2015 a 1.283.

I motivi di questa ulteriore contrazione a nostro avviso sono molteplici. Il calo è stato registrato fin dai primi mesi dell’anno, imputabile in buona parte alla fine del ciclo dei progetti finanziati con i fondi FESR 2007-2013 (“effetto fondi FESR”), ma ad aprile la forbice si è allargata sensi­bilmente: sicuramente un peso rilevante è attribuibile all’entrata in vigore del nuovo Codice degli Appalti, con l’introduzione dell’obbligo di un livello di progettazione esecutiva per tutte le stazioni appaltanti pubbliche – ad eccezione dei “settori spe­ciali” – per bandire una gara di appalto, misura adottata senza l’introduzione di un regime transitorio (“effetto codice”).

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Mercato pubblico costruzioni

Nell’analizzare il mercato tradizionale delle costruzioni nel 2016 e l’«effetto codice», si tenga anche conto che, tra gli altri, hanno contribuito ai «picchi» di luglio e novembre-dicembre, rispettivamente, le emissioni dei due lotti dell’AV/AC NA-BA (settore speciale, per circa 800 mln), e gli accordi quadro (esclusi dal vincolo della progettazione esecutiva) ANAS per l’Orte-Mestre (169 mln) e #bastabuche (295 mln).

Fonte ANCE: importi EELL -30,8%, importi ANAS +146,2% rispetto all’anno precedente.

Tale dato evidenzia anche un altro fenomeno: le stazioni appaltanti meno «strutturate» fanno fatica ad adeguarsi tempestivamente alle previsioni introdotte dal nuovo codice.

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Questo quadro avrà un impatto estremamente negativo sul portafoglio lavori degli operatori, ancora più grave se si considera che le imprese sono già fortemente provate da questi anni di crisi: come evincibile dal grafico che segue, il “mercato tradizionale delle costruzioni” è passato dai 23 miliardi di euro del 2008 ai 10,5 miliardi del 2016: un calo del 54,6%.

Indipendentemente da valutazioni sui contenuti del codice, per molti versi efficaci, condivisibili e capaci di fornire maggiore trasparenza al settore, la questione è di più ampio respiro. Il settore patisce da anni l’assenza di una politica industriale di medio periodo e di misure graduali di orientamento del mercato per raggiungere gli obiettivi prefissati.

Le imprese hanno bisogno di scenari chiari e stabili e, dopo tanti anni di violenta crisi del settore, di un orizzonte temporale adeguato per evolvere ed adattarsi: hanno senza dubbio il dovere e l’esigenza di leggere le tendenze e orientare di conseguenza i piani industriali di medio termine, ma hanno prima di tutto il dovere e la necessità di sopravvivere nel breve periodo.

Pur avendo apprezzato alcuni sforzi di programmazione degli ultimi anni, sono mancati obiettivi stabili di medio termine.

Rischiano di essere estremamente dannose per il settore l’adozione di misure che comportino repentini cambiamenti degli scenari di mercato dal momento che ciò impedisce alle aziende di programmare e di investire in sviluppo. Si pensi a tal proposito all’effetto negativo che ha avuto il cambiamento drastico – e “improvviso” rispetto agli obiettivi della programmazione precedente – della politica sugli incentivi per le fonti di energia rinnovabili.

In questo quadro l’adozione pressoché istantanea di alcune misure contenute nel codice ha avuto e sta avendo un rilevante impatto negativo sul mercato rischiando di danneggiare ulteriormente un settore già fortemente provato dalla crisi.

Mercato pubblico costruzioni (2008-2016)

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Le regioni che hanno maggiormente risentito del calo dei bandi rispetto all’anno precedente sono il Piemonte (-37,6%), il Trentino (-72,2% anche per effetto del dato eccezionale del 2015 dovuto all’emissione del BBT Galleria di Base del Brennero”, 1,4 miliardi), il Lazio (-40,5%), la Puglia (-64,4%) la Basilicata (-42,8%) e la Sardegna (-43,8%). In Campania, se non si tenesse conto delle emissioni dei due lotti dell’AV/AC NA-BA (circa 800 mln, di fatto “mercato nazionale”), si registrerebbe un calo del 56% del mercato.

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I dati, riclassificati per “macroaree” in cui è organizzata la struttura commerciale del Consorzio, mostrano il seguente andamento:

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La fascia di importo che ha maggiormente risentito del calo delle emissioni è quella compresa tra 1 e 5 milioni di euro (-46,4% di importi e -49% del numero di bandi).

In crescita, invece, le gare della fascia di importo compresa tra 25 e 50 milioni di euro (+85,1% di importi e +88% del numero di bandi).

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Prospettive 2017

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Quanto alle prospettive per il 2017, secondo il centro studi di ANCE sono previste risorse per nuove infrastrutture nel 2017 in crescita di 3,3 miliardi di euro rispetto al 2016: 1,9 miliardi dal Fondo della Presidenza del Consiglio dei Ministri e 1,4 miliardi dalla ricostruzione post-terremoto. Al netto di tali capitoli, il livello di risorse dovrebbe rimanere stazionario.

Le risorse, se stanziate, potranno tradursi in bandi e, dunque, in un’effettiva ripresa del mercato a condizione che, quello che abbiamo definito “effetto codice”, e che ANCE ha definito “lo shock da innovazione del Codice”, possa essere superato.

Facility Management: caratteristiche ed evoluzione

Da uno studio commissionato a novembre 2016 da INTEGRA al CRESME è emerso quanto segue:

  • dal 2007 al 2014 il mercato del FM pubblico in Italia è passato da 24,3 miliardi di euro a 43,8 miliardi. Molto di questo mercato però è fatto di singole opere esternalizzate, attraverso attività di mono-servizio; solo una parte è attività multiservizio, e quindi vero facility management;
  • nel 2015 i servizi hanno eroso ampie parti delle costruzioni e sono stati toccati meno dalla crisi e dal nuovo codice degli appalti;
  • nel 2015 il 60% delle opere pubbliche, 18 miliardi di euro su 30, prevedevano attività di gestione e manutenzione abbinata a quella dei lavori;
  • dal 2007 al 2016 gli importi delle gare pubbliche di interesse del FM, nonostante la crisi, sono cresciuti del 20% passando da 61 miliardi di euro a 74;
  • così come avviene negli altri paesi il mercato del FM è in crescita ma si sta evolvendo e presenta alcuni elementi di criticità;
  • l’Italia appare in ritardo rispetto ad altri paesi sul tema del FM integrato ed è caratterizzata da alti livelli di outsourcing basati su singole esternalizzazioni;
  • l’evoluzione delle tecnologie e della digitalizzazione stanno cambiando i modelli organizzativi e l’uso dello spazio: quindi cambiano gli obiettivi dei possibili clienti;
  • un fattore di competitività sta nella capacità di dimostrare le performance dell’esternalizzazione ai committenti e ai fruitori del servizio se esterni.
  • il mercato del micro-recupero è in crescita: nel 2016 in Italia il 73% del valore della produzione delle costruzioni, 126 miliardi di euro, sono interventi di varia natura sul patrimonio esistente. I micro-servizi legati alle abitazioni sono un altro grande mercato. Tutto micro e diffuso: un grande spazio di crescita sta nello sviluppo di nuovi modelli di offerta in grado di riaggregare la micro-domanda;
  • l’impatto della digitalizzazione è una realtà. È l’inizio di una nuova fase, che investe persino i piani di sviluppo delle città e che nei prossimi 15-20 anni vedrà rivoluzionare il rapporto con la mobilità, l’energia, le informazioni. Una nuova stagione per un facility management per l’ambiente costruito.

Considerazioni che confermano la fondatezza dei principi ispiratori (“valore industriale e sociale dell’integrazione tra settori”), della vision (“l’innovazione come strumento di presidio del mercato”) e degli obiettivi (“consolidamento della presenza nel mercato delle costruzioni” e “crescita nel mercato dei servizi”).

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Analisi del mercato del Facility Management

Dallo studio emerge anche la necessità di una nuova stima nel mercato del facility management che dovrebbe essere operata attraverso quattro diversi livelli di analisi:

  • dinamica dell’andamento dei settori economici in cui opera il facility management (analisi dati ISTAT – censuari e ASIA – sull’evoluzione della struttura produttiva dei settori operanti nei servizi di FM);
  • stima del mercato a partire dallo stock edilizio articolato per funzioni d’uso e tipologie, e attribuzione allo stock di indici di attività per le diverse tipologie di edificio;
  • analisi di dettaglio della domanda pubblica, sia in termini di gare sia di aggiudicazioni, articolata per stazioni appaltanti e caratteristiche dei servizi (confrontando le diverse fonti);
  • analisi dell’offerta di FM, da operare attraverso analisi dei bilanci e indagini specifiche.

Per garantire alle proprie associate un adeguato presidio del mercato del FM, INTEGRA ha aderito all’Osservatorio Nazionale sul Facility Management creato dal CRESME.