ANDAMENTO ED EVOLUZIONE DEL MERCATO COSTRUZIONI: SEMINARIO INTEGRA-CRESME E ANALISI BANDI

Il 22 settembre si è tenuto a Bologna un seminario strategico organizzato dal Consorzio Integra insieme al CRESME presso l’auditorium di Unipol Banca. Il seminario dal titolo “Settimo ciclo edilizio o primo ciclo del mercato dell’ambiente costruito? Scenari di riconfigurazione della domanda e dell’offerta” è stata un’occasione di confronto, con Lorenzo Bellicini – Direttore del CRESME, per fare il punto sul settore delle costruzioni riguardo lo scenario economico, l’evoluzione della domanda pubblica e privata, il cambiamento in atto nel settore e per capire quali mercati sono più attraenti.

Presenti oltre a Vincenzo Onorato Presidente Consorzio Integra, Mauro Lusetti Presidente Legacoop, Carlo Zini Presidente ANCPL e Fabrizio Bolzoni Presidente Legacoop Servizi. Bellicini, in attesa di presentare il 18 ottobre il consueto Rapporto Congiunturale, ha illustrato cosa sta succedendo all’interno del mercato delle costruzioni: “Penso che questo rapporto che stiamo realizzando sia uno dei più importanti degli ultimi 10 anni, perché siamo di fronte a una fase di cambiamento. Si parlerà di “Ambiente Costruito” e di “Primo ciclo dell’Ambiente Costruito”, dovremmo in pratica toccare ed affrontare temi che sono anche molto importanti, non sono solo quelli della micro-riqualificazione, ma sono quelli della trasformazione urbana”.

Scenario Congiunturale del comparto delle costruzioni. Il Direttore del CRESME ha sottolineato come lo scenario in cui oggi opera il settore è caratterizzato da un contesto economico incerto, una crescita lenta e una costante volatilità. L’attentato a Parigi, i recenti terremoti che hanno colpito l’Italia, la Brexit sono tutti fattori che minano la fiducia modificando le economie europee e mondiali. Secondo Bellicini “non possiamo più cercare una soluzione di equilibrio, come è stata, almeno ancora per un po’ di anni, quella che abbiamo vissuto nel passato, oggi dobbiamo imparare a convivere con questa situazione di complessità assoluta, caratterizzata da poca stabilità e da scarsa sicurezza”. Anche il Fondo Monetario Internazionale, in merito alla crescita economica, ribadisce il concetto all’interno del Rapporto di aprile del 2015 “too slow for too long”. Secondo l’FMI, dopo Brexit, bisognerà fare i conti con una revisione al ribasso della crescita.

Dando uno sguardo al mercato delle costruzioni è necessaria una strategia internazionale sia per le grandi imprese ma anche per le PMI perché il mercato mondiale delle costruzioni sta vivendo un periodo di forte crescita. “L’Osservatorio di Oxford Economics – spiega Bellicini – prevede una crescita da qui al 2025 del mercato mondiale delle costruzioni, intorno al 70%. Siamo di fronte al più alto salto di scala e ciò vuol dire che nel settore delle costruzioni nel mondo è il miglior momento della storia.”
In Europa il settore delle costruzioni nel 2016 mostra segnali di risveglio: la nuova edilizia residenziale sale del 3%, il non residenziale del 2,5%, il genio civile al +1,5% e le stime per il futuro sono di un’ulteriore crescita soprattutto nel settore della riqualificazione edilizia. L’Italia, invece, è l’anello debole dell’economia; gli ultimi dati dell’Istat mostrano come il nostro Paese non sia più in recessione ma allo stesso tempo la crescita è quasi a zero. Ad oggi il cumulato è del +0,8% ma a parere di Bellicini “bisogna vedere cosa succederà nei prossimi due trimestri. Il vero problema dell’Italia è la mancanza di competitività riguardo soprattutto i processi di innovazione”. Il direttore tende a sottolineare come il nostro sistema industriale abbia risposto alla crisi della domanda interna andando all’estero. “Andare all’estero significa crescere e sopravvivere in Italia. Un pezzo della nostra economia, dunque, è stata in grado di vincere la crisi compensando il rallentamento interno con la crescita all’estero”.

Il settore delle costruzioni in Italia, che ha visto la perdita di 90 mila imprese nel corso della crisi, ha sofferto per la mancanza di erogazione del credito da parte delle banche. Oggi si segnala una ripresa del credito alle famiglie ma rimane ancora debole il credito alle imprese di costruzioni. Nel settore delle costruzioni si sta comunque muovendo qualcosa e si stimano tempi migliori: lo dicono i programmi e la spesa in opere pubbliche, i dati sulla riqualificazione edilizia ed energetica, quelli sul mercato immobiliare e quelli dell’edilizia non residenziale di nuova produzione; non lo dicono, invece, i dati della nuova produzione residenziale che continua a frenare, e così la ripresa del settore resta contenuta. “Secondo i dati in nostro possesso – aggiunge il direttore del CRESME le nuove costruzioni valgono 42 miliardi di euro, sono un quarto del mercato. L’edilizia residenziale nuova vale l’8,8% del mercato attestandosi a 14 miliardi. Secondo le nostre stime si registrano primi segnali di ripresa nel non residenziale privato nuovo e poi dati positivi ci sono per le opere del genio civile e credo che confermeremo anche per il 2016 un dato positivo in merito alle spese delle opere pubbliche”.

Si è entrati però in un nuovo ciclo: da un lato, anche a seguito del sisma in centro Italia, si registra una maggiore attenzione agli investimenti nelle costruzioni da parte pubblica e si discute di una nuova politica industriale di lungo periodo per il patrimonio edilizio italiano, con al centro nuove risorse per la “rigenerazione”. Dall’altro la nuova fase storica si caratterizza per una vera e propria rivoluzione in cui cambiano le tecnologie e le loro applicazioni a edifici ed infrastrutture, si modificano i comportamenti della domanda e i modelli di vita e di lavoro, si ridefiniscono i modelli di offerta e di redditività. Si apre così una stagione in cui le costruzioni sembrano tornare al centro dell’attenzione della politica e dell’economia mentre sono investite, con potenzialità che sorprendono, dal profondo processo di innovazione della quarta rivoluzione industriale cyber-fisica. Il mondo dell’offerta dovrebbe sviluppare modelli innovativi che oggi non ci sono.

Bellicini conclude dicendo che oggi nel mondo si parla di nuovi modelli di offerta industriali per la micro-domanda, di rigenerazione urbana, di facility management, del valore del costo di esercizio e di gestione e di industrializzazione del settore e traccia un quadro chiaro del mercato delle costruzioni: “Noi abbiamo mercati in crescita nella crisi, o mercati in contrazione, poi abbiamo un mondo di nuovi di materiali da conoscere e da trasferire nel processo quali ad esempio materiali compositi ibridi, nanotecnologie led, robotica, stampanti 3D, internet delle cose. Sono necessari nuovi standard contrattuali che tengano conto della modellazione informatica che presuppone modelli di link production vale a dire di filiere collaborative dove praticamente le informazioni sono trasparenti, condivise e utilizzabili da tutti e utilizzo di nuove tecnologie. Allora qua dentro secondo noi c’è tutta la partita da giocare in termini di innovazione”. La parola chiave che bisogna tenere a mente dunque è innovazione. Le aziende che hanno già consapevolezza del cambiamento portano a casa risultati concreti in termini di fatturato e di redditività e questa probabilmente è la sfida: lavorare bene su questi scenari costruendo modelli di offerta innovativi.

Questo seminario è spunto per alcune riflessioni, supportate dagli ultimi dati di mercato registrati a fine settembre. Marco Aurelio Brandolini, Direttore Commerciale Macroarea di Sede e Responsabile Marketing del Consorzio Integra, evidenzia il dato sul crollo del mercato italiano tradizionale delle costruzioni, nel suo complesso, in questo 2016, pari a un -34,5% rispetto ai primi 9 mesi del 2015. “I dati dopo i primi nove mesi dell’anno confermano quello che gli operatori del settore vivono e registrano quotidianamente: il blocco pressoché totale delle emissioni con cali generalizzati in quasi tutte le regioni. Tutti i mesi infatti hanno fatto registrare segni negativi, a parte il mese di aprile – molte stazioni appaltanti hanno accelerato la pubblicazione dei bandi per non ricadere nel nuovo codice – e luglio – dove si sono concentrate due importanti emissioni Italferr. Il numero di gare, superiori a un milione, si è quasi dimezzato: da 1602 bandi a 858”.

Giulia Alberti, Responsabile Pianificazione e Mercato Nazionale del Consorzio Integra, evidenzia oltretutto che molti bandi di importi rilevanti hanno le caratteristiche del “multi-lotto”, con limiti sulla partecipazione o aggiudicazione di più lotti.
“Anas, ad esempio, ha bandito cinque gare multi-lotto aventi ognuna ad oggetto un “accordo quadro quadriennale per l’esecuzione di lavori di manutenzione straordinaria della segnaletica verticale”, con la previsione che ciascun concorrente possa partecipare ad un solo lotto per ogni procedura. RFI ha bandito una gara per i “lavori di manutenzione dei fabbricati ferroviari non interferenti con l’esercizio ferroviario” suddivisa in 15 lotti per un importo complessivo di 343 milioni di euro, con la previsione che il concorrente possa partecipare a tutti i lotti ma aggiudicarsene uno solo. Infine, analogamente, Anas ha bandito una gara per l’affidamento di un “accordo quadro quadriennale per il ripristino e la protezione degli impianti in galleria e all’aperto a seguito dei furti ed adeguamento con sistemi anti-effrazione” dell’importo complessivo di 60 milioni ma con la previsione che il concorrente possa partecipare ad un solo lotto – importo dei singoli lotti pari a 5 o 10 milioni. In sintesi dunque, anche se l’importo complessivo di questa tipologia di bandi è apparentemente molto elevato, l’effettiva possibilità di acquisizione per il singolo concorrente è decisamente inferiore. Questo tipo di procedure quindi, favorisce sì una “rotazione” tra le imprese aggiudicatarie ma riduce il mercato di quegli operatori che avrebbero requisiti e capacità per eseguire più lotti”
, chiosa Alberti.

Auspichiamo che questo crollo sia congiunturale e dovuto all’entrata in vigore del nuovo Codice, considerata l’assenza di un adeguato periodo transitorio” prosegue Brandolini. “L’aumento dei bandi di progettazione c’è stato, come sancito anche dall’OICE: i tempi per gli appalti di costruzione, avendo fortemente limitato l’uso dell’appalto integrato, inevitabilmente si allungheranno. Il timore è che questo calo odierno si ripercuota negativamente sulla crescita economica dei prossimi anni, ciononostante rimaniamo fiduciosi in una inversione di tendenza”.